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Liceo scientifico "Leon Battista Alberti" - Cagliari
Mozione del Collegio dei docenti
sulla saturazione degli organici della scuola a 18 ore



Il Collegio dei docenti del Liceo Scientifico Statale "Leon Battista Alberti" di Cagliari,
riunito in data 17 maggio 2007, avendo la scuola fatto esperienza della saturazione a 18 ore degli organici in forma estesa nell'a.s. 05/06 (cattedre di lingue, matematica e fisica, e in parte storia e filosofia, lettere del biennio e del triennio), in forma parziale nell'anno in corso (una parte delle cattedre di lettere del biennio e del triennio),
nel ribadire la forte preoccupazione
per le gravissime conseguenze sul piano didattico e pedagogico e sul funzionamento della scuola derivanti dall'obbligo al completamento a 18 ore delle cattedre di lettere, lingue, matematica e fisica, storia e filosofia, introdotto dalla L.289/02 e consolidato dalle leggi finanziarie successive, che non tiene conto né del numero di classi attribuito a ciascun insegnante, né della loro successione di anno in anno, né dell'ordinamento che ha definito la costituzione delle cattedre,
adotta e fa proprio
il documento firmato individualmente dai docenti e approvato all'unanimità dall'assemblea sindacale del personale del Liceo il 7/5/07, e

DENUNCIA

Il governo sta procedendo sistematicamente alla applicazione della norma contenuta nella legge finanziaria di alcuni anni fa, norma approvata senza alcuna discussione politica in parlamento come sta succedendo sempre con le leggi finanziarie, e che prevede la saturazione degli organici della scuola italiana a 18 ore. La decisione è finalizzata al risparmio di bilancio, ottenuto attraverso la sola riduzione degli organici, che peraltro si prospetta consistente a fronte però di un intervento sul corpo della scuola che è drastico e grave.

Cosa succede infatti con il compattamento a 18 ore, ottenuto con una mera operazione aritmetica, cioè senza alcun discorso di cattedra e di unità didattica del quadro orario di ogni singolo docente?

Si ha la perdita della continuità didattica per la maggior parte delle discipline. Nel liceo scientifico, per esempio, sono coinvolte:
lingue straniere: 17 ore + 1 a disposizione
matematica e fisica: 17 ore + 1 a disposizione
storia e filosofia: 15 ore + 3 a disposizione
lettere: tra 14 e 17 ore + da 4 a 1 a disposizione
Per portare a 18 ore l'orario di ciascun docente l'attribuzione del completamento è fatta - come detto prima - in termini puramente aritmetici: se il docente di matematica e fisica insegna per 12 ore in 4a ed in 5a, per arrivare a 18 ore dovrà insegnare matematica in due terze (3 + 3), o fisica in tre terze (2 + 2 + 2). In ogni caso gli studenti delle classi coinvolte passando alle classi successive perderanno uno o entrambi i docenti delle discipline coinvolte.
La ricomposizione del quadro delle altre discipline è ancora piú complessa.
Ma il risultato finale è molto chiaro. Dato che il compattamento è puramente aritmetico la situazione attuale della docenza è radicalmente abolita: in concreto viene cancellato il fatto che una disciplina sia insegnata attraverso l'ancoraggio ad una cattedra, quindi con un quadro orario stabile in classi altrettanto stabili, ed un programma di massima che accompagna la classe negli anni.
Cosí, invece, si finisce per insegnare in classi sempre differenti, con quadri orari deboli e programmazioni che devono necessariamente essere cambiate, perché non si sa a chi l'insegnamento sarà indirizzato, con quali persone il lavoro sarà costruito, con quali competenze di base e quali risultati del passato bene acquisiti.
Per le studentesse e gli studenti si avrà il fenomeno di docenti che possono sempre variare ed in effetti varieranno a seconda delle quantità di iscritti e di respinti anno per anno, o di altri casi anche piú fortuiti e, perciò, mancherà una programmazione pluriennale delle discipline.

Si ha la segmentazione tra diversi docenti delle discipline affini della ex-cattedra (matematica e fisica, storia e filosofia, italiano e latino, italiano latino storia e geografia), con ricadute negative sulla organizzazione in verticale (la discontinuità di docente nel passaggio da una classe all'altra), ma anche in orizzontale. Vale a dire che se in una prima liceo scientifico le materie letterarie sono affidate a tre docenti diversi è obbiettivamente problematico impostare una collaborazione per il coordinamento didattico sui metodi di apprendimento e di studio degli studenti. A tale proposito è opportuno notare che il confronto con i moduli delle scuole elementari è scorretto; infatti nel caso delle medie superiori si ha una scomposizione radicale del quadro di insegnamento, affidato alla sola consistenza numerica degli iscritti anno per anno e senza alcuna altra determinazione. Mentre nel caso delle elementari le premesse di continuità didattica, di organizzazione dei tempi di preparazione didattica e la distribuzione oraria erano e sono ben differenti. Ma la stessa distribuzione oraria del curricolo, cosí frammentato, danneggia anche la continuità didattica del lavoro del singolo: se un docente in una prima scientifico ha le due ore di geografia inserite in un orario di complessive 9 ore in quella classe, può facilmente rimodularle e riequilibrarle a seconda delle necessità contingenti, come una assemblea d'istituto o una vacanza imprevista che coincidono con le ore di geografia; questa possibilità è per lui inattuabile se le sue 2 ore sono le uniche nella classe ed in piú sono annegate in un corpo di 18 ore su piú classi in diversi corsi. In questo secondo caso quello che si perde si perde definitivamente.

Si ha una difficoltà grave e forse la fine definitiva di qualsiasi collegialità del lavoro del consiglio di classe, soprattutto per l'impossibilità a programmare a lungo termine il percorso didattico della singola classe; fatto decisivo e definitivo se ogni anno la composizione del consiglio cambia in modo cosí rilevante. Un effetto importante di questo punto è che la lotta alla dispersione scolastica diventa un puro ideale o, meglio, una pura "grida manzoniana" priva di qualsiasi effetto, poiché mancano le capacità di realtà che permettono di intervenire in qualsiasi modo.

Si ha un notevole incremento delle attività funzionali all'insegnamento, specie per i docenti a cui viene aggiunta una ulteriore classe e specialmente se la disciplina comporta istituzionalmente delle prove scritte: come italiano, latino, lingua straniere, matematica.

A livello gestionale dell'istituzione scolastica si ha un notevole incremento delle difficoltà di controllo delle supplenze brevi, per non dire una loro totale abolizione. Le assenze brevi dei docenti per influenza, generalmente di due o tre giorni, non verrebbero piú coperte, quindi con un perdita secca del tempo scuola da parte delle classi. Gli studenti verrebbero rimandati a casa in mancanza di personale a disposizione o, con aggravio dei compiti del personale ATA, verrebbero consegnati alla benevola sorveglianza di un collaboratore, o, infine, li si sottoporrebbe ad operazione scorrette e gravi, come la redistribuzione in quote tra altre classi dello stesso anno o di anni differenti in cui ci fosse un docente. Si tratta in ogni caso di tre operazioni che comportano l'abolizione del diritto allo studio per gli studenti coinvolti e l'assunzione da parte del dirigente scolastico di gravi responsabilità generali nei confronti del diritto soggettivo e costituzionale dei singoli allo studio. Assunzione di responsabilità per cui il dirigente non è pagato, né è garantito.

Si ha inoltre la riduzione consistente degli organici che si unisce all'aumento del numero di studenti per classe, cosa che aggrava tutti i fenomeni sopraddetti.

Si ha infine il decisivo scivolamento verso la considerazione del lavoro docente come una pura prestazione oraria, cioè come la trasmissione di puri contenuti tabellari in quote orarie prestabilite.
Quindi con l'abolizione di fatto del principio della cattedra, per cui insegnare una disciplina comporta solo in parte la trasmissione di puri contenuti ed è invece soprattutto l'apprendimento di metodi e di apparati critici. Questa riduzione di una disciplina ad un puro contenuto tabellare è già avvenuta all'università, con un aumento rilevante del precariato, una riduzione altrettanto rilevante della ricerca scientifica e della capacità di trasmettere, di una disciplina, non dei meri apprendimenti ma un intero apparato critico, ciò che in effetti la rende identificabile come "quella disciplina" e non un'altra cosa qualsiasi. Questo è rilevante, come si vede immediatamente anche sul piano sindacale, per la possibilità di organizzare il lavoro garantendo la dignità e la libertà di insegnamento-apprendimento.

PERTANTO

il Collegio dei docenti del Liceo Scientifico Statale "Leon Battista Alberti" di Cagliari ritiene
che si debbano rendere visibili, anche al di fuori dei Collegi dei docenti e delle assemblee delle singole scuole, le ricadute negative della saturazione a 18 ore sull'insegnamento e sulla possibilità di intervenire efficacemente contro la dispersione; che si debba far conoscere la preoccupata opposizione delle diverse componenti della scuola rispetto a tali interventi. Chiediamo, quindi, agli studenti e ai genitori, alle associazioni disciplinari e professionali della scuola, a tutte le realtà di movimento sorte in Sardegna, a tutte le organizzazioni sindacali di categoria e a tutte le forze politiche democratiche l'attenzione e l'aiuto necessari per sostenere con forza la scuola pubblica ribadendo:
  • l'opposizione ad ogni intervento amministrativo che di fatto incida sulla organizzazione della scuola pubblica impoverendola con una progressiva e costante riduzione di fondi e risorse umane;
  • la difesa della scuola pubblica come luogo di formazione della coscienza civile, democratica e pluralista dei giovani, della loro capacità critica e di pensiero;
  • l'autonomia e la centralità del Collegio dei docenti e del Consiglio di classe come luoghi dell'elaborazione collegiale e individuale del Progetto educativo e didattico.

Ci preme riaffermare che una vera riforma della scuola pubblica non può essere attuata senza i docenti e senza tutti coloro che vi operano: non si può prescindere dal loro contributo di esperienze, sperimentazioni, pratiche efficaci e innovative se si vuole sviluppare un vero processo di riforma democratica.


Cagliari, 17 maggio 2007



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