logo

MSDE Catullo Parini Foscolo Gozzano Anarchie Sardinia Laurasia

 

LA VIA DEL RIFUGIO
  ♦ La via del rifugio
  ♦ L'analfabeta
  ♦ Le due strade
  ♦ Il responso
  ♦ L'amica di Nonna Speranza
  ♦ I sonetti del ritorno
  ♦ La differenza
  ♦ Il filo
  ♦ Ora di grazia
  ♦ Speranza
  ♦ L'inganno
  ♦ Parabola
 
I COLLOQUI
  IL GIOVENILE ERRORE
  ♦ I colloqui
  ♦ L'ultima infedeltà
  ♦ Le due strade
  ♦ Elogio degli amori ancillari
  ♦ Il gioco del silenzio
  ♦ Il buon compagno
  ♦ Invernale
  ♦ L'assenza
  ♦ Convito
  ALLE SOGLIE
  ♦ Alle soglie
  ♦ Il piú atto
 

POESIE SPARSE
  ♦ La vergine declinante
  ♦ L'esortazione
 
Torna all'indice
 
   

ALLE SOGLIE



I

Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,
mio cuore, bambino che è tanto felice d'esistere al mondo,

pur chiuso nella tua nicchia, ti pare sentire di fuori
sovente qualcuno che picchia, che picchia... Sono i dottori.

Mi picchiano in vario lor metro spiando non so quali segni,
m'auscultano con li ordegni il petto davanti e di dietro.

E senton chi sa quali tarli i vecchi saputi... A che scopo?
Sorriderei quasi, se dopo non bisognasse pagarli...

«Appena un lieve sussurro all'apice... qui... la clavicola...»
E con la matita ridicola disegnano un circolo azzurro.
 











5






10

«Nutrirsi... non fare piú versi... nessuna notte piú insonne...
non piú sigarette... non donne... tentare bei cieli piú tersi:

Nervi... Rapallo... San Remo... cacciare la malinconia;
e se permette faremo qualche radioscopia...»



II

O cuore non forse che avvisi solcarti, con grande paura,
la casa ben chiusa ed oscura, di gelidi raggi improvvisi?

Un fluido investe il torace, frugando il men peggio e il peggiore,
trascorre, e senza dolore disegna su sfondo di brace

e l'ossa e gli organi grami, al modo che un lampo nel fosco
disegna il profilo d'un bosco, coi minimi intrichi dei rami.
 










15






20

E vedon chi sa quali tarli i vecchi saputi... A che scopo?
Sorriderei quasi, se dopo non fosse mestieri pagarli.



III

Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,
mio cuore, bambino che è tanto felice d'esistere al mondo,

mio cuore, dubito forte − ma per te solo m'accora −
che venga quella Signora dall'uomo detta la Morte.

(Dall'uomo: ché l'acqua la pietra l'erba l'insetto l'aedo
le danno un nome, che, credo, esprima una cosa non tetra)

È una Signora vestita di nulla e che non ha forma.
Protende su tutto le dita, e tutto che tocca trasforma.
 










25






30

Tu senti un benessere come un incubo senza dolori;
ti svegli mutato di fuori, nel volto nel pelo nel nome.

Ti svegli dagl'incubi innocui, diverso ti senti, lontano;
né piú ti ricordi i colloqui tenuti con guidogozzano.

Or taci nel petto corroso, mio cuore! Io resto al supplizio,
sereno come uno sposo e placido come un novizio.
 






35
 




Valid HTML 4.01 Transitional   Valid CSS!  


home