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A LEOPOLDO CICOGNARA

Bellosguardo, 15 giugno 1813


 


Leopoldo amicissimo,
Stampi chi vuole sue prosacce in rima.
Tu con Lucia gentil leggi sí piano
Questa, che in altre orecchie non s'imprima.

Non so ch'uomo giammai ponesse mano
A una commedia che ribrezzo e riso
Insiem ti desti contro un mostro umano.

E' pare che Natura abbia diviso
Dalla lepida beffa il raccapriccio:
Abborri Giuda, e ridi di Narciso.

Pure a Natura venne anche il capriccio
 







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Di creare, fra tanti, un animale,
Ch'io 'l guardo, e rido, e di paura aggriccio.

Non ride ei già, ma con voce nasale
Scilingua e ghigna s'altri gli contende;
Di nessun dice bene, e d'ognun male.

Anzi, male per ben sempre ti rende;
Ladro ti chiama di ciò ch'ei t'invola,
E per propria la tua merce rivende.

Trangugiasi volumi d'ogni scuola,
E un pasticcio latino-italo-greco
 




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Rivomita indigesto dalla gola.

Erra intorno cogli occhi, eppure è cieco;
Da lunge annusa e corre al putridume;
Grida dí e notte, e sempre come l'eco.

Striscia per andar dietro all'altrui lume;
Se gli è presso, abbarbagliasi e nol vede:
Striscia perché non ha gambe né piume.

Fu battezzato un dí, ma non ha fede;
Né avrà salute mai, ché a mostri tali
L'eterna vita il Cielo non concede.
 





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E questo ha due peccati originali,
Oltre quel d'Eva: dentro non ha cuore,
E di fuor non ha i fregi genitali.

D'impotente libidine d'amore
Arrabbia quindi: e la venerea face
E l'apollinea desiando, muore.

Non sonno trova mai quando si giace,
Ma l'altrui gioia delirando insidia,
E per turbarla a noi perde sua pace.

Quando l'Orgoglio si sposò l'Accidia,
 





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Fu concetto sotterra, e per nudrice,
Che l'allattò di fiele, ebbe l'Invidia.

Poi grandicel succhiò certa radice
Detta grammaticale, e fu creato
Mastino all'eliconia pendice.

Di catena brevissima allacciato,
A chi, a poggiar, gli passa da vicino,
Abbaia e ringhia tremante arrabbiato.

E a chi manca la lena a quel cammino
Fa poi moine; e il chiama con la coda,
 




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E chiede per limosina un quattrino.

Per fame ti vitupera e ti loda;
Per fame ardisce e teme e liscia e morde;
Fame gl'insegna a far bella ogni froda.

Ma ben piú d'oro che di pane ha ingorde
Le fauci: e spesso apparve alla mia vista
Con monete d'umano sangue lorde.

Questo animal si chiama il Giornalista.
 





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